La Sindrome di
Angelman
La sindrome prende il nome dal pediatra inglese Harry
Angelman.
Egli
racconta che circa trent’anni fa tre suoi piccoli pazienti
presentavano caratteristiche particolari che lo
incuriosirono. Il loro quadro clinico era sostanzialmente
simile ed ebbe così il forte presentimento che
fossero affetti dalla stessa patologia, sconosciuta perché
mai descritta in precedenza.
I
bambini presentavano ritardo psico-intellettivo, crisi
convulsive, atassia con movimenti a scatto, assenza di
linguaggio e una postura simile, che ricordava quello di
una bambolina sorridente.
In
seguito, visitando il museo di Castelvecchio a Verona, il
medico si trovò di fronte una tela dell’artista
Giovanni Francesco Caroto (pittore del Cinquecento), che
raffigurava un giovane sorridente con in mano il
disegno di una bambola (o di un burattino). Quel sorridente
Ritratto di fanciullo con disegno gli riportò alla
mente quei tre ragazzi, che a loro volta ridevano
moltissimo, oltre ad avere movimenti a scatti degli
arti e del tronco.
Si
decise dunque a descriverli nella letteratura medica con il
saggio Puppet Children (letteralmente “ragazzi
burattino”). Solo dopo molti anni di ricerche si scoprì che
nel mondo esistevano parecchi di questi pazienti,
affetti da quella che venne da allora chiamata sindrome di
Angelman.
I sintomi della Sindrome di Angelman
Le caratteristiche principali della sindrome di Angelman
sono un grave ritardo psiocomotorio, l’assenza di
linguaggio o utilizzo di poche parole, problemi di
equilibrio e movimenti scoordinati (atassia) con
tremore agli arti. Un’altra caratteristica è la tendenza a
ridere in modo eccessivo e senza motivo,
ipereccitabilità, iperattività, scarsa attenzione. Queste
caratteristiche accomunano tutte le persone affette
dalla sindrome.
Altri
tratti frequenti (presenti in più dell’ 80% dei pazienti)
sono la microcefalia (testa piccola rispetto al resto
del corpo) che si rende evidente dopo i 2 anni di vita,
indole affettuosa, presenza di capelli chiari e occhi
azzurri (presenti nel 60% dei casi) e infine la presenza di
crisi convulsive che insorgono entro i 3 anni.
Frequenti sono anche i disturbi del sonno.
I
bambini tendono a nascere più piccoli del normale, hanno
frequentemente problemi di alimentazione, con
difficoltà di suzione o rigurgito, e alcuni di essi
soffrono più facilmente di infezioni delle vie aeree
(tonsilliti, faringiti, bronchiti etc..). La scoliosi può
essere un problema negli adulti.
Le cause genetiche della Sindrome di
Angelman
Per comprendere le cause genetiche della sindrome di
Angelman bisogna ricordare che ognuno di noi possiede
46 coppie di cromosomi; di ogni coppia di cromosomi, uno
proviene dalla madre e uno dal padre. La sindrome di
angelman è causata dall’assenza di una porzione del
cromosoma 15 (porzione contrassegnata come 15q11-q13).
La malattia si osserva solo nelle persone in
cui la mancanza riguarda il cromosoma 15 di
origine materna.
A
causa di un complesso meccanismo biologico chiamato
imprinting, i geni contenuti in questa porzione del
cromosoma 15 sono funzionanti solo nel cromosoma materno, e
sono "spenti "in quello paterno. Curiosamente, la
perdita della stessa porzione del cromosoma 15, ma
proveniente dal padre invece che dalla madre, causa la
Sindrome di Prader-Willi, una malattia
completamente
diversa
dalla S. di Angelman.
Le cause genetiche della S. di Angelman sono
sostanzialmente:
-
Delezione (mancanza) della regione 15q11-q13. E¿ la causa
più frequente della malattia (50-75% dei casi). Il
cromosoma che presenta la delezione, nella S. di Angelmann
è sempre quello di origine materna.
-
Disomia uniparentale (circa 2-4% dei casi). Per dei
complessi motivi biologici è possibile che entrambi i
cromosomi 15 siano di origine paterna. Questo fenomeno si
chiama disomia uniparentale. Disomia indica che il
numero di cromosomi 15 è normale (=2) ma che entrambe
le copie provengono da un solo genitore. In questo
caso i pazienti hanno un numero normale di cromosomi e
una quantità normale di geni, ma è come se mancassero dei
geni presenti nella
regione
15q11-q13, quelli che sono attivi solo sul cromosoma 15 di
origine materna
-
Mutazioni del centro di imprinting. Questo terzo gruppo di
pazienti sono molto rari. In questi casi l’alterazione è
localizzata nella stessa regione del cromosoma 15 ma è più
sottile e coinvolge esclusivamente un piccolo
frammento, chiamato centro dell’imprinting, che regola
l’espressione dei geni circostanti. Quando il centro
dell’imprinting è mutato , i geni che dovrebbero
essere espressi dal cromosoma materno non lo sono più,
con un effetto finale analogo a quello della delezione
o della disomia uniparentale.
-
Mutazioni del gene UBE3A. Recentemente è stato individuato
un gene chiamato UBE3A che presenta mutazioni in
alcune persone affette in cui siano state escluse la
presenza di delezione cromosomica e la disomia
uniparentale paterna.
Diagnosi della Sindrome di Angelman
La diagnosi si basa essenzialmente sulle caratteristiche
cliniche, sono poi disponibili test genetici in grado
di individuare il tipo di alterazione genetica responsabile
della malattia, descritti sopra.
Parliamo
di test di laboratorio molto sofisticati (cariotipo ad alta
risoluzione, ibridazione in situ con sonda
fluorescente, studio della disopia uniparentale, test di
metilazione ecc.) che consentono di confermare la
diagnosi, dimostrando il difetto di base della malattia.
Esiste
tuttavia un’alta percentuale di pazienti in cui le tecniche
attuali non sono in grado di riscontrare alcuna
anomalia e la diagnosi può essere posta e confermata
soltanto su base clinica.
Terapia per la Sindrome di
Angelman
Non esiste attualmente un trattamento in grado di guarire
le persone affette dalla S. di Angelman.
Gli
sforzi terapeutici più rilevanti sono rivolti alla
riabilitazione psicomotoria, alla ricerca e
alla stimolazione di una modalità di comunicazione
alternativa al linguaggio verbale (è noto che
i bambini affetti hanno capacità e necessità di
comunicazione ben superiori alla loro possibilità
di esprimersi con le parole) e alla terapia delle
crisi epilettiche.
La
fisioterapia è importante per la mobilità articolare e per
prevenire l’artrosi articolare. La
terapia occupazionale, infine, l’idroterapia e la
musicoterapia sono di grande aiuto nella gestione
di questa patologia.
Rischio di ricorrenza familiare della Sindrome di
Angelman
Il rischio di ricorrenza varia a seconda del meccanismo
responsabile della malattia. Per questo, i genitori di
bambini malati che desiderano sapere qual è il rischio di
avere un altro figlio affetto dalla Sindrome devono
rivolgersi ad un consulente genetico.